Zampogna: antenata della Cornamusa Scozzese?

Qualche giorno fa’ mi sono imbattuto in un blog in cui ho letto un articolo sulla somiglianza tra la cornamusa e la zampogna.
Prendendo spunto da quell’articolo, eccomi qui con informazioni storiche sulla nascita di questo nobile strumento!

La Great Highland Bagpipe è un glorioso strumento che affonda le sue radici nella culla stessa della civiltà umana. In area Egizia e Mesopotamica, più di 3000 anni fa, un piffero fu unito ad un otre cui era stato collegato un insufflatore, per provvedere ad un suono continuo che potesse ben seguire le danze e le cerimonie.
Da qui l’idea si irradiò, sviluppandosi assai probabilmente in numerose tipologie, di cui possiamo identificare due tronconi principali: uno “Mediterraneo”, che privilegiò la presenza di due canne del canto (chanter), ed uno “Continentale”, in cui la canna del canto restò singola.

Seguendo l’espansionismo romano ed il nomadismo delle popolazioni del centro Europa la “cornamusa” – termine con cui possiamo genericamente riferirci a tutti gli aerofoni a sacco – si diffuse durante il primo millennio dopo Cristo in tutta Europa, e conobbe nei primi secoli il suo massimo splendore, con moltissime forme nate praticamente ovunque per soddisfare le esigenze musicali locali.

Le teorie che riguardano l’introduzione della cornamusa in Scozia sono molteplici e varie: non è autoctona scozzese ma è stata importata dal continente europeo. Qui si è sviluppata fino a diventare il simbolo di un popolo, al pari del Kilt, del Whisky e del proverbiale carattere duro degli scozzesi. Anzi è diventata essa stessa il simbolo per antonomasia; “la” cornamusa per eccellenza.
In Italia abbiamo diverse forme di cornamusa; la più conosciuta è la zampogna del centro-sud, strumento poco affine alla “sorella maggiore”, tranne che nel principio comune di un sacco riserva d’aria e di canne dotate di ancia.

Più simile alla bagpipe scozzese è invece la Piva dell’Appennino che, secondo una curiosa storia, avrebbe in realtà generato la cornamusa scozzese. Questa leggenda narra di alcuni suonatori provenienti dalla provincia di Cremona, che sarebbero stati indotti a migrare in Scozia subito dopo la Battaglia di Pavia del 1525 a seguito di truppe mercenarie scozzesi. Qui sarebbe nata la stirpe che oggi è riconosciuta come la capostipite delle famiglie di pipers: i MacCrimmon.
Costoro diventarono presto la famiglia ereditaria dei pipers del potente Clan MacLeod di Skye, sviluppando nel tempo quella musica classica per cornamusa conosciuta come Piobaireachd.

(Per approfondimenti, potete consultare la storia del Comune di Gurro cliccando qui e qui).

Inizialmente la cornamusa scozzese era dotata di due soli bordoni, intonata in La (anche qui comunanza con la piva appenninica); solo nel XVIII secolo si sarebbe aggiunto il terzo bordone (tenore) a rinforzo di quello già esistente.

Grande impulso alla diffusione dello strumento fu data dalla introduzione della cornamusa nei reggimenti scozzesi incorporati nell’esercito britannico, e dalla colonizzazione di nazioni remote: dall’Australia, alla Nuova Zelanda, al Canada, agli USA, al Sud Africa, all’India, all’Egitto, Alla Giordania, all’Asia.

Un ultimo appunto: troppo spesso la cornamusa scozzese è vista come puro e semplice strumento musicale. Per uno scozzese la highland bagpipes è qualcosa di più. Il compianto P/M Angus MacDonald soleva dire: “You must feel the bagpipes, not only hear them” con un piccolo gioco di parole che lasciava intendere che la cornamusa è un simbolo. Guidava in battaglia gli uomini e terrorizzava i nemici, tanto che gli scozzesi si guadagnarono l’appellativo di “Ladies from Hell” (li chiamarono così i soldati tedeschi nella prima guerra mondiale), le “signore” dall’inferno, per la loro ferocia in battaglia e l’aspetto strano del Kilt.

Riferimenti bibliografici: The book of the Bagpipe, di Hugh Cheape, Ed. Appletree, ISBN 086281706-4